Quali essenze evitare nel riscaldamento a legna?

Non tutte le essenze legnose sono adatte ad essere utilizzate come combustibili per camini, stufe o caldaie. Alcune rilasciano molto fumo durante la combustione, altre bruciano troppo in fretta. In questo articolo spieghiamo quali essenze evitare negli impianti di riscaldamento domestico e perchè.

Che si tratti di combustibile per i camini, per le stufe o per le caldaie, come regola generale, l'utilizzo di legname secco è un criterio sempre valido indipendentemente dalle essenze utilizzate. Come spiegato più dettagliatamente in questo articolo, l'umidità in eccesso fa diminuire il potere calorifico del legno, poiché l'energia sprigionata durante il processo di combustione servirà a far evaporare l'acqua presente nel combustibile e non potrà essere utilizzata al meglio per il riscaldamento.

Il potere calorifico di un legno, tuttavia, non è l'unico criterio per scegliere il miglior combustibile destinato al riscaldamento. Peraltro, tranne per qualche eccezione, a parità di umidità non vi è molta differenza di potere calorifico tra le diverse essenze. Se il criterio unico per la scelta del combustibile legnoso fosse il potere calorifico, potremmo utilizzare indifferentemente qualsiasi essenza legnosa. Non è così. Le varie essenze, infatti, si comportano diversamente durante la combustione, motivo per il quale alcune di esse risultano più adatte di altre ad essere utilizzate come combustibili per camini, stufe o caldaie. 

CONIFERE O LATIFOGLIE?

Foglia di abete e foglia di pioppo. Un confronto tra conifera e latifoglia

Cominciamo col dire che tutti gli alberi, in generale, vengono suddivisi in due macro-categorie: le gimnosperme (conifere) e le angiosperme (latifoglie e alberi da frutto). Le conifere si caratterizzano per la presenza di frutti a cono e foglie generalmente ad ago. Sono, tranne qualche eccezione (ad esempio, il larice), piante sempreverdi. Le latifoglie sono piante a foglia larga e, di solito, in inverno perdono le foglie. Manteniamo anche in questo articolo questa classificazione di carattere generale, ma prenderemo in considerazione solo le essenze più comuni e più facilmente reperibili sul territorio italiano

Diciamo subito che i legnami provenienti dalle conifere sono solitamente poco adatti ad essere utilizzati come combustibili a causa dell'alto contenuto di resina, mentre tra le latifoglie esistono essenze adatte a questo scopo ed essenze poco adatte. Si rimanda all'articolo linkato di seguito, per avere una panoramica su quali sono le essenze consigliate per la produzione di riscaldamento, nel quale sono spiegate dettagliatamente le caratteristiche dei legnami adatti ad essere usati come combustibili e i comportamenti di ciascuna essenza.

LEGNI POCO ADATTI PER IL RISCALDAMENTO

In questo articolo, invece, ci occuperemo di spiegare quali sono le essenze non adatte ad essere utilizzate per il riscaldamento, spiegando per ciascuna di esse le caratteristiche principali e i motivi per i quali è preferibile non usarle come combustibili.[1]

CONIFERE

Il larice. Una conifera atipica

ABETE: Comprende due tipologie diverse di piante: l'abete bianco (Abies alba) e l'abete rosso (Picea abies). L'abete bianco, a differenza della gran parte delle altre conifere, non presenta un alto contenuto di resina. O meglio, la resina è presente in grandi quantità nella corteccia, ma non nel legno. L'abete rosso, invece, presenta un alto contenuto di resina anche nel legno, oltre che nella corteccia. Entrambi sono molto diffusi nell'Europa centrale e, per quanto riguarda il nostro paese, sulle Alpi. L'abete bianco è diffuso anche nelle zone appenniniche. Entrambe le tipologie, durante la combustione sviluppano una fiamma scintillante che riscalda rapidamente. Tuttavia, non risultano adatte ad essere utilizzate come combustibile perché rilasciano molto fumo, specie durante le prime fasi della combustione. Possono invece essere utilizzate efficacemente per aromatizzare le carni durante la cottura.

LARICE (Larix decidua): A differenza della gran parte delle conifere, il larice è un albero deciduo, cioè perde le foglie durante l'inverno. È molto diffuso sulle montagne dell'Europa centrale e, per quanto riguarda l'Italia, sulle Alpi, specie in quelle occidentali. Trattandosi di un legno molto resinoso, durante la combustione tende a generare molto fumo e, di conseguenza, a sporcare eccessivamente le canne fumarie. Per questo motivo è un legno non particolarmente ricercato come combustibile. Grazie al suo gradevole aroma, invece, può essere utilizzato per la cottura delle carni.

PINO: Sotto la denominazione generica di "Pino", sono comprese in realtà numerose specie arboree. Quelle più comuni in Italia sono il Pino d'Aleppo (Pinus halepensis), presente soprattutto sul litorale garganico e jonico, in Liguria, in Toscana e in Umbria; il Pino domestico (Pinus pinea), diffuso in tutte le zone mediterranee; il Pino marittimo (Pinus pinaster), diffuso per lo più in Liguria e Toscana; il Pino montano (Pinus montana o Pinus mugo), presente sulle Alpi e in qualche macchia appenninica; il Pino Silvestre (Pinus silvestris), diffuso specialmente in Trentino, in Alto Adige, nella zona prealpina, nell'appennino settentrionale e nella brughiera lombarda. Come l'abete, anche il pino, nelle sue diverse varietà, sviluppa una fiamma scintillante durante la combustione e riscalda rapidamente. Tuttavia, presenta un contenuto di resina molto elevato, motivo per il quale genera anche molto fumo, specie durante le prime fasi della combustione. Anch'esso è invece un buon aromatizzante per le carni. 

LATIFOGLIE

Il castagno, tipico albero appartenente alle latifoglie

BETULLA (Betula alba o Betula pendula): Ha un'ottima resistenza alle temperature più rigide, motivo per il quale è la latifoglia più diffusa nei territori dell'Europa settentrionale. In Italia, è frequente su tutto l'arco alpino. Ha un potere calorifico più basso rispetto alle altre essenze, ma brucia molto velocemente. Per questo motivo risulta molto adatto per l'accensione del fuoco e per la produzione di brace in tempi rapidi, ma non è molto adatto ad essere utilizzato come combustibile principale.

CASTAGNO (Castanea sativa): Albero originario della zona mediterranea, quindi molto diffuso in quasi tutto il territorio italiano. Come la betulla, ha potere calorifico non molto alto rispetto ad altri legnami. Per questo, oltre che per il suo naturale elevato contenuto di tannini, il suo utilizzo come combustibile è sconsigliato. Inoltre, durante la combustione, tende a scoppiettare rilasciando schegge infuocate anche lontano dal focolare, producendo, inoltre, molto fumo e scintille.

PIOPPO: Comprende numerose specie. Le più diffuse in Italia sono il Pioppo tremolo (Populus tremula), presente in particolar modo sull'arco alpino fino a 1800 metri, e il Pioppo nero (Populus nigra) diffuso in tutto il bacino mediterraneo. In Italia, così come nella gran parte del territorio europeo e nordamericano, il pioppo è presente anche in numerose specie ibride. In generale, se ben stagionato, il legno di pioppo può essere utilizzato nelle fasi di accensione di un focolare, poiché brucia velocemente. Per la medesima ragione, se ne sconsiglia l'utilizzo come combustibile principale.

PLATANO (Platanus orientalis): Originario dell'Asia Minore e del Mediterraneo, nasce spontaneo in alcune zone della Sicilia, ma è coltivato praticamente ovunque in tutto il territorio italiano ed europeo in genere come pianta ornamentale e come pianta d'ombra. Nelle campagne della Pianura Padana per molto tempo è stato coltivato anche come fonte principale per la legna da ardere, pur non essendo un ottimo combustibile. Il suo legno, infatti, brucia molto velocemente, motivo per il quale è adatto ad essere utilizzato nelle fasi di accensione, ma non per il mantenimento nel tempo della fiamma. Tuttavia, presenta un pregio che in passato ne ha fatto uno dei combustibili domestici più utilizzati in alcune zone d'Italia: mantiene la brace molto a lungo. Nella zona padana, infatti, la sua brace era molto utilizzata  per gli "scaldaletto".

ROBINIA (Robinia pseudoacacia): È una pianta originaria delle montagne orientali degli Stati Uniti, ma ormai diffusa anche in tutta Europa, dove i primi semi sono stati piantati nel diciassettesimo secolo. Il suo legno è un ottimo combustibile, ma il suo utilizzo in ambito domestico è comunque sconsigliato sia perché produce poca brace, sia perché tende a scoppiettare durante la combustione. 

[1] Bibliografia di riferimento: P. Caputo, Impianti a Biomassa: dal riscaldamento alla trigenerazione, Edizioni Ambiente, 2011; A. Walker, Enciclopedia del Legno. Albero per albero una guida alla risorsa più utilizzata nel mondo, Istituto Geografico De Agostini, 1990; A. Walker, Atlante del Legno. Guida ai legnami del mondo, Hoepli, 2006; G. Giordano, I legnami del mondo, Il Cerilo Editrice, 1980

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