Quali sono i tipi di sistemi di climatizzazione?

La tecnologia nel campo dei sistemi di climatizzazione ha raggiunto traguardi importanti negli ultimi anni. I nuovi sistemi utilizzano fonti di energia rinnovabili e consentono un risparmio energetico importante che si traduce in un abbassamento del costo delle bollette.

Negli ultimi cinque anni i sistemi per raffrescare o riscaldare le nostre case hanno avuto degli sviluppi e delle evoluzioni non indifferenti. A questo "progresso" hanno contribuito anche gli attuali sistemi di comunicazione con una informazione capillare e sempre aggiornata sulle novità tecnologiche in questo settore, soprattutto grazie a internet. I nuovi sistemi di climatizzazione (estiva ed invernale) per gli edifici abitativi e commerciali hanno come riferimento di base le fonti di energia del futuro, comprese quelle rinnovabili: il concetto principale è quello del risparmio energetico applicato al tipo di clima e di abitazione presi in considerazione. In alcuni casi sarà utile una fonte rinnovabili in altri no. È il caso ad esempio in cui si hanno due generatori che sono collegati ad un gestore di impianto di climatizzazione, il quale a seconda di determinate condizione decide se far entrare in funzione una pompa di calore oppure la caldaia – entrambi possono funzionare con l'elettricità, il gpl o il metano.

LE TIPOLOGIE

In primo luogo occorre conoscere le componenti principali di un sistema di climatizzazione sia per l'inverno che per l'estate:

 

  • Generatori (possono essere anche più di uno)
  • Tubature di distribuzione
  • Terminali
  • Sistema di controllo dell'impianto
  • Sensori

 Un sistema che utilizza l'acqua come fluido termovettore

(Un modello di ventilconvettore con incasso a parete)

Una suddivisione sommaria delle tipologie di impianti può essere effettuata in virtù del fluido termovettore, cioè quel componente che consente il trasporto a tutti gli altri elementi dell'energia termica. L'acqua è uno di questi fluidi termovettori, ed è alla base del funzionamento dei comuni termosifoni o radiatori, oppure del più nuovo sistema a pannelli radianti, i quali rispetto al modello classico si differenziano per una temperatura del fluido termovettore nettamente inferiore: stiamo parlando infatti di una temperatura intorno ai sessanta gradi nel modello classico rispetto ai trenta gradi dei pannelli (il che si traduce in un risparmio energetico e quindi sulla bolletta). I pannelli inoltre hanno la possibilità di essere "trasformati" in impianti di raffrescamento per l'estate con le opportune modifiche, che prevedono principalmente un generatore per la produzione dell'acqua fredda e un deumidificatore.

Anche il ventilconvettore (o fancoil) è un sistema che utilizza l'acqua come fluido termovettore. Sono formati da batterie che servono per lo scambio dell'acqua calda o fredda, prodotta da un generatore termico, da un ventilatore e un filtro dell'aria. Possono avere un installazione a vista oppure a incasso nelle pareti, nel primo caso sono coperti da un mobile che nasconde i vari collegamenti elettrici e gli impianti. Un ventilconvettore lavora a una temperatura media di quarantacinque gradi centigradi, quindi inferiore rispetto ai termosifoni e superiore rispetto ai pannelli radianti.

Alcune tipologie di vintilconvettore possono essere utilizzati anche in quegli appartamenti che sono dotati di un impianto di termosifoni collegato all'impianto centralizzato. In questo caso un condomino ha la possibilità di risolvere indipendentemente il problema del riscaldamento, nelle stesse ore fissate per il funzionamento dell'impianto centralizzato, oppure nelle fasce in cui lo stesso è spento.

CLIMATIZZATORI E CHILLER

I sistemi che sono alimentati invece da fluidi frigorigeni (o gas fluorurati) vanno dai climatizzatori classici ai chiller, e con differenti dimensione e potenza. L'energia termica necessaria al condizionamento o al riscaldamento è ottenuta attraverso processi di cicli di compressione ed espansione dei gas. C'è da sottolineare che tali sistemi sono gestiti a livello normativo in una maniera rigorosa, e i tecnici abilitati in tale campo devono essere in possesso di un "patentino del frigorista" che sia idoneo secondo il Regolamento Europeo 303/08 e dal nostro D.P.R. n. 43 del 2012, i quali regolamentano proprio le attività sui gas fluorurati. Inoltre, poiché tali gas influiscono sull'effetto serra, l'installatore deve essere in possesso anche di un certificato rilasciato dall'azienda produttrice in cui sia specificato che siano minime le immissioni nell'ambiente. 

Autore

Luigi Boccia

Visualizza l'elenco dei principali articoli

(Clicca sulla cartella per espandere più articoli)