Produrre biodiesel dalle rocce: l'idea nasce in Costa Rica

Uno studente dell'Università del Costa Rica ha scoperto, insieme al suo professore, che la diatomite, roccia molto frequente nelle zone dove abita potrebbe essere utilizzata nella produzione di biocombustibili.

Si chiama diatomite ed è una roccia silicea sedimentaria di origine organica che si forma in ambiente lacustre o marino. Ma soprattutto sembrerebbe rappresentare la svolta nell'ambito della bioenergetica. Infatti, secondo uno studio condotta dal dipartimento di ricerca dell'Università del Costa Rica potrebbe essere una nuova materia prima utile alla produzione di biocarburanti.

La diatomite ha un colore biancastro

(La diatomite, roccia silicea sedimentaria, può rappresentare la svolta nel settore dei biocombustibili)


La scoperta è avvenuta in seguito ad chimiche molto particolari realizzate da Allen Puente Urbina, studente di Chimica presso la facoltà dell'università costaricana. Tali esami sono stati realizzati in Germania nella sede della facoltà di Chimica e Mineralogia di Lipsia, dotata di apparecchiature e tecnologie estremamente avanzate come la risonanza magnetica nucleare utilizzante lo xeno.
L'obiettivo era quello di trovare un materiale capace di eliminare gli acidi grassi presenti negli oli vegetali e nei grassi animali, utilizzati per produrre proprio i biodiesel. E la risposta sembrerebbe essere proprio contenuta della diatomite, roccia trovata nella terra natale di Urbina ed in particolare nei distretti di Barranca e Puntarenas (Costa Rica).

La diaomite potrebbe pulire i biofuel

(La ricerca è stata condotta da uno studente costaricano e le analisi sono state effettuate in Germania)


Sulla tematica, lo studente costaricano ha sviluppato la sua tesi di fine corso, intitolata "Sintesi degli stimoli per esterificare gli acidi grassi", dove per esterificare si intende quella reazione di preparazione di un estere a partire da un alcol ed un acido. Nello specifico, secondo la teoria di Urbina la diatomite sarebbe in grado di modificare la struttura degli oli vegetali e dei grassi animali, andandola a ridurre. In altre parole, questa speciale pietra, riuscirebbe a rendere il biodiesel ancora più ecologico, eliminando gli acidi grassi; insomma, la pietra, che ha facile reperibilità, pulirebbe i biocarburanti.

A lavorare insieme a Allen Puente Urbina il professore Grettel Valle Bourrouet dell'università del Costa Rica, il quale aveva iniziato la ricerca sulla diatomite nel 2009.
E' anche l'origine organica della diatomite a rendere questa roccia così particolare. Infatti, è costituita in prevalenza da gusci di diatomee, ovvero, come si può leggere alla relativa voce su Wikipedia "alghe unicellulari non flagellate, comparse nel Cretaceo, circa 145 milioni di anni fa. Rappresentano una delle più importanti classi di microalghe in ambiente marino e di acqua dolce" e sono ance tra gli organismi più abbondanti nelle acque terrestri salate.  Da una tesi di dottorato italiana, realizzata da Angelo Fontana all'Università degli Studi di Napoli Federico II, si evince come in "un solo litro di acqua di mare può contenere più di un milione di individui". Ma non è tutto: nelle diatomite che hanno origini marine possono essere presenti anche altri tipi di guscio come quello dei radiolari (protozoi con, per l'appunto, scheletro siliceo). 
La diatomite è una pietra molto leggera, dal colore bianco, molto resistente nel tempo, che può divenire spessa centinaia di metri e ricoprire così molti chilometri quadrati. E' porosa, di qui la sua capacità di assorbimento e il suo "soprannome" di "farina fossile". Chi già conosce questa pietra sa che è impiegata nella produzione di dinamite, ma anche come filtro naturale e come abrasivo.

Farina Fossile

(Per via della sua capacità di assorbimento, la diatomite è anche nota con il nome di "farina fossile")

 

Una notizia importante anche in seno all'obiettivo del 20-20-20 che si è posta l'Europa: entro il 2020, infatti, vuole ridurre i consumi da fonti primarie del 20%, ridurre di altrettanto le emissioni e aumentare del 20% la quota di fonti rinnovabili nella copertura dei consumi.

Autore

Dott.ssa Giulia Scatolero

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