Pellet: tutte le verità e le falsità sul combustibile ecologico

Sono tanti i falsi miti che circolano in materia di Pellet: dal legame diretto tra colorazione e qualità, allo sconveniente aspetto della creazione di polvere nelle proprie case una volta avviata la stufa. Sfatiamoli.

L'inverno è alle porte e così anche le salatissime bollette del gas che caratterizzano i mesi freddi. Anche per questo motivo, molte persone sono attratte da una soluzione alternativa per riscaldare le proprie case: le stufe a pellet. Ma quanto si sa di questo moderno combustibile?

Pellet, un eco combustibile eccezionale

(Il pellet è segatura esiccata e compressa sino a formare cilindri di diametro compreso tra i 6 e gli 8 mm e di lunghezza tra i 5 e i 40 mm)

Sfatiamo subito proprio questo primo mito, ovvero che il pellet sia nato poco tempo fa. La sua utilizzazione, iniziata fin dagli anni Sessanta nel settore dell'alimentazione animale, risale agli anni Settanta: in seguito alla crisi energetica, infatti, Stati Uniti e Canada iniziano a costruire i primi insediamenti industriali e nei primi anni dell'Ottanta avviano la produzione su larga scala. In Europa, però, l'utilizzo ha per davvero avuto uno sviluppo più recente e risale a non oltre un decennio.

Produzione del Pellet

(La produzione del Pellet come eco-combustile è iniziata già negli anni '70-'80 in America e Canda)

  

Come ben si sa, il pellet è un prodotto naturale che si ottiene attraverso la lavorazione del legno ed in particolare dalla segatura, la quale dopo essere stata essiccata viene pressata sino ad assumere la nota forma cilindrica. Tuttavia, è falsa la diceria secondo la quale continuando a produrre e usare pellet, l'uomo finirà per deforestare il pianeta. Anzi: se la domanda di pellet aumenterà ancora nel tempo, tale prodotto diventerà una risorsa molto importante per l'economia dei paesi, incentivando quindi la cura e la tutela dei boschi.

Allo stesso modo non è vero che sarà sempre più difficile trovarlo sul mercato. Due aspetti contribuiscono a far sì che la reperibilità non sia un problema. Da una parte, il fatto che, crescendo la domanda, aumentano anche le aziende produttrici. Dall'altra, la creazione di impianti capaci di trasformare non soltanto il legno, ma pure i residui della potatura. Al contrario, però, il prezzo del pellet è probabilmente destinato ad aumentare, vista la richiesta sempre più alta. L'aumento però resta imparagonabile a quello di altri combustibili, come ad esempio il gasolio.

Una falsità ulteriore è la possibilità che le stufe utilizzanti questo tipo di combustibile generino polvere all'interno della stanza dove sono installate. Impossibile perché le camere di combustione delle stufe a pellet sono chiuse; i fumi, quindi, vengono aspirati e diretti alla canna fumaria, la quale rilascia polvere soltanto in caso di perdite. A creare questo fastidioso disguido è quindi il bidone aspiracenere che si usa per catturare la cenere fredda. Per mettere fine all'invasione di polvere occorrerà soltanto utilizzare, ad esempio, un filtro antiparticolato.

Anche sul colore del pellet si leggono molte false indicazioni. Non è vero, infatti, che esiste una diretta corrispondenza tra colore e qualità. La colorazione deriva semplicemente da che tipo di legno esso deriva: il faggio, ad esempio, è più scuro dell'abete. La velocità di accensione ed il rendimento dipendono solo da quale tipo di stufa si utilizza. In base alle sue caratteristiche, un tipo di legno sarà migliore di un altro.

Pellet Faggio(La colorazione non influisce sulla qualità del Pellet, ma dipende soltanto da che tipo di piante è stato ricavato. In questo caso di faggio)

La diceria sulla colorazione è strettamente legata ad un altro falso mito, secondo il quale il pellet migliore sarebbe quello austriaco. Quest'ultimo è stato semplicemente il primo ad arrivare nella penisola italiana. Di colore chiaro, perché derivante dall'abete, si accende facilmente e funziona bene anche se utilizzato in stufe economiche. Ma questo non vuol dire che è migliore di altri. Inoltre, occorre sempre ricordare che la qualità del pellet può essere garantita soltanto dalla certificazione con cui viene "marchiato". Le certificazioni sono molto importanti perché assicurano anche la non radioattività del prodotto, oltre alle caratteristiche energetiche, chimiche e fisiche. Per verificare che le informazioni stampate sopra il sacco siano autentiche è bene consultare il sito del certificatore europeo ENplus (www.enplus-pellets.it o www.enplus-pellets.eu).

Ma la certificazione non è la sola garanzia per un buon pellet: è la presenza di poca segatura nel sacco a sancire la qualità del prodotto. Addirittura, i parametri legislativi impongono una quantità di polveri non superiore all'1%. Diverse sono le motivazioni che fanno aumentare la quantità di segatura: i cilindri possono essere stati troppo poco pressati oppure il pellet è costituito da troppa corteccia, ma anche l'umidità può creare la sfaldatura dei pezzi. L'eccessiva quantità di segatura è comunque un problema nell'utilizzo della stufa che può anche non riuscire ad accendersi.

Infine, è importante ricordare che il pellet non contiene né vernici né collanti proprio perché, come si diceva prima, deve rispondere a criteri molto restrittivi per essere venduto.

Autore

Dott.ssa Giulia Scatolero

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