Pellet e cippato. Le biomasse più comuni ed utilizzate

Per una produzione residenziale, ed in particolar modo per il riscaldamento domestico, i materiali principalmente utilizzati, oltre al biogas, sono il pellet ed il cippato. Si tratta di materie naturali e reperibili facilmente sia da produzioni di scarto che in stabilimenti ad essi dedicati. Questi vengono utilizzati sia nelle caldaie che nelle stufe e permettono di ottenere un alto rendimento al pari di una bassa spesa di acquisto, per non parlare del batto impatto sull'atmosfera.

La spiegazione più completa ed efficiente del termine "biomassa" deriva da uno dei siti maggiormente accreditati del settore, ovvero la Gse (Gestore dei Servizi energetici). In base ad una recente normativa nazionale ed una più ampia europea, con il termine biomassa si intende: "la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, compresa la pesca e l'acquacoltura, gli sfalci e le potature provenienti dal verde urbano nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani".

Ne deriva che un utilizzo di questi materiali possa essere la fonte più sicura e rinnovabile per la produzione di energia pulita e la conseguente salvaguardia del piante. Di biomasse si parla, ormai, da molto tempo, nella speranza di una sensibilizzazione sul tema. Molti degli impianti che utilizzano queste materie prime come combustibile, o meglio bio-combustibile, vengono regolamentati in Italia dal DM 6 luglio 2012, per tutti quegli impianti che producono energia non inferiore ad 1 kw, ad esclusione del fotovoltaico.

Per una produzione residenziale, ed in particolar modo per il riscaldamento domestico, i materiali principalmente utilizzati, oltre al biogas, sono il pellet ed il cippato. Si tratta di materie naturali e reperibili facilmente sia da produzioni di scarto che in stabilimenti ad essi dedicati. Questi vengono utilizzati sia nelle caldaie che nelle stufe e permettono di ottenere un alto rendimento al pari di una bassa spesa di acquisto, per non parlare del basso impatto sull'atmosfera. In base al tipo di combustibile scelto per la riqualificazione energetica della propria abitazione, la recente legge di stabilità ha stabilito anche delle larghe fasce di detrazione in tema di sgravi fiscali. Nel dettaglio, il pellet ed il cippato, pur essendo materiali molto simili, presentano delle sostanziali differenze.

Pellet

(Pellet)

Il pellet, molto semplicemente, è quel combustibile ricavato dalla segatura, quindi legno, essiccata. La norma UNI EN 14588 lo definisce come "biocombustibile addensato, generalmente in forma cilindrica, di lunghezza casuale tipicamente tra 5 mm e 30 mm, e con estremità interrotte, prodotto da biomassa polverizzata con o senza additivi di pressatura".

Si tratta di uno dei materiali maggiormente utilizzati in impianti medio piccoli, in particolare in ambito domestico. La produzione del pellet avviene in filiera meccanica dove, a seguito dell'essiccatura, la segatura di scarto del legno viene pressata fino ad assumere la forma di piccoli cilindri di varie misure ad elevata densità. Una caratteristica molto importante del pellet e il suo basso grado di emissioni tossiche.

Cippato

(Cippato)

Il cippato, invece, è comunque derivante dagli scarti del legno, ma non viene trattato come il pellet. Questo si presenta come scagliette di piccole dimensioni, da pochi millimetri ad alcuni centimetri. La produzione di scarto dalla quale viene prodotto il cippato deriva da residui di segherie, potature, scarti boschivi, ecc.

Il cippato viene utilizzato per la produzione di energia impianti più grandi rispetto al pellet, impianti di dimensione medio grande. Questo deriva dal fatto che il cippato presenta un maggiore contenuto di umidità e, di conseguenza, necessita di un impianto più complesso per lo stoccaggio o la filtrazione dei fumi.

Sia il pellet che il cippato fanno parte di una delle quattro grandi categorie delle biomasse, ovvero quelle di origine agro-forestale. Gli altri tre gruppi sono: il biogas, gli oli vegetali e i rifiuti solidi urbani.

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Autore

Dott.ssa Chiarina Tagliaferri

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