Il camino e la sua storia

Tra funzionalità pratica ed aspetto estetico, il viaggio nel tempo del caminetto.

Il tempo freddo e piovoso di questo periodo dell'anno rende le incombenze quotidiane di tutti un po' più antipatiche: l'acqua a secchiate certo non aiuta il traffico cittadino e ci si ritrova imbottigliati in interminabili ingorghi. Non agevola nemmeno un pimpante risveglio mattutino con la previsione di fare lunghe code in banca o in posta imbacuccati come palombari tentando di non inciampare nell'ombrello. Anche in ufficio l'umore non è dei migliori: si vorrebbe essere da un'altra parte, magari a Cancun in una spiaggia assolata incorniciata da palme oblunghe e quasi orizzontali rispetto alla battigia come nella vecchia canzone "Poster" di Baglioni oppure, per essere un po' più realisti, sprofondati in una soffice poltrona con una fumante tazza di the al bergamotto in una mano, un buon libro nell'altra, due biscottini digestive sul tavolino, e le gambe mollemente adagiate su un pouf in prossimità del nostro bel caminetto allegro e scoppiettante acceso un'oretta prima a completamento imprescindibile di questo quadretto idilliaco. Il libro in questione potrebbe avere ad oggetto proprio la storia del nostro caldo e rassicurante compagno d'appartamento: il camino.

    Questo volume salta a piè pari la scoperta del fuoco, che si perde nella notte dei tempi e la necessità dell'essere umano di dominare la forza della natura con i focolari paleolitici, per approdare in modo spiccio agli ipocausti dell'antica Roma (sebbene l'origine sia Greca) che vantavano uno studio ingegneristico da non sottovalutare. Nelle domus -le case patrizie- era già presente una cucina, ma non nel senso in cui la intendiamo noi moderni quale stanza o parete attrezzata esclusivamente per cucinare. La cucina  dell'Urbe consisteva più che altro in un angolo angusto della casa in cui era posizionato un forno con elevata potenza calorifica e che consentiva sia di preparare pietanze sia di riscaldare l'intera abitazione. Il meccanismo era davvero ingegnoso perché costituito da cavità create nella pavimentazione e nelle pareti in cui circolava l'aria calda prodotta dal forno di questa cucina rudimentale. Concetto affine al nostro riscaldamento a pavimento con l'utilizzo ovviamente di una metodologia di alimentazione arcaico, ma funzionale ed efficace. Fino al Medioevo invece le case dei meno abbienti  erano costruite in legno e il fuoco domestico veniva posizionato al centro della casa/stanza (si trattava, come dimensione, di monolocali) per evitare il pericolo di incendio che era all'ordine del giorno. Sopra al focolare vi era una apertura nel tetto quale sfogo per i fumi prodotti dalla combustione. Nel 1200, proprio con la finalità di prevenire gli innumerevoli incendi che comunque si verificavano, in più parti vennero promulgate leggi che imponevano la costruzione delle abitazioni in pietra e l'intonaco sui tetti di paglia affinchè le strutture divenissero pressoché ignifughe. Da questo momento in poi ci si potette permettere il lusso di non avere più l'ingombro del fuoco al centro dell'ambiente e di posizionarlo a parete con la possibilità anche di creare una canna fumaria vera e propria. E' nato il camino moderno.

   Gli ideatori dovevano essere per forza Nordeuropei dato che pativano maggiormente la rigidità del clima rispetto agli abitanti dell'area mediterranea. In Italia il caminetto fece la sua prima apparizione attorno al 1200, prima a Venezia e poi a Pisa, in quanto le Repubbliche Marinare intessevano, più di altre città della penisola, scambi e relazioni commerciali e culturali con popolazioni straniere.

I primi camini si chiamavano  a padiglione, erano addossati alla parete e presentavano un' enorme cappa sostenuta da forti colonne. Come quelli che si vedono in alcuni film dove viene mostrata la cucina con un tavolaccio enorme in massello, le cassette di frutta e verdura appena raccolte dal fattore e due o tre  capponi con la testa a penzoloni ignari di finire in pentola di lì a poco.   Neanche a dirlo, davvero troppo ingombranti sia ovviamente per le piccole unità abitative, sia per i grandi manieri in cui c'era la necessità di riscaldare anche le altre innumerevoli stanze dell'edificio e ovviamente il focolare della cucina non era sufficiente. Ma quando c'è un problema, c'è anche la soluzione altrimenti non si tratterebbe di un problema. Dunque si optò per i caminetti ad incasso nella parete. Questo però non era possibile per le camere posizionate in piani più alti degli edifici perché i muri non erano abbastanza spessi quindi, in questi casi, si diffuse la via intermedia ovvero il camino che per metà era inserito nello spessore del muro, mentre l'altra metà ne fuoriusciva. Ciò agevolò anche il tiraggio che era un annoso problema, e lo è stato sino a completa risoluzione avvenuta per mano di Benjamin Franklin (meglio conosciuto come l'inventore del parafulmine evocato anche nel famosissimo film USA "Ritorno al Futuro") e del nobile "scienziato pazzo" Benjamin Thompson, entrambi coloni americani. L'astuto Franklin (o copione, poi si vedrà…) intuì, attraverso la disamina di prove empiriche, che il fumo in realtà è più pesante rispetto all' aria e che quindi non riesca a risalire nella canna fumaria senza l'apporto di calore. Ovviamente "la necessità aguzza l'ingegno" e data la circostanza che una colonna d'aria e fumo che risale una canna fumaria crea un debito d'aria sarebbe stato opportuno, per ovviare all'inconveniente, una semplice presa d'aria direttamente nel focolare e collegata con l'esterno. Inoltre la paternità dei primi camini prefabbricati sono proprio da attribuire a Franklin e detti appunto caminetti Franklin, poi esportati anche in Europa dove assunsero appellativi differenti.  Successivamente Thompson portò alla quasi totale perfezione la tecnica di costruzione dei camini e fu il primo nella storia a utilizzare la locuzione calore radiante. Questo signore, avendo capito che la fonte di calore del camino derivava dall'irraggiamento e consigliò l'impiego di materiali combustibili ad alta potenzialità radiante come il carbonfossile e il coke (o petcoke oppure petroleum coke: carbone derivato dalla distillazione del petrolio). Nei camini così era presente una griglia e l'aria veniva fornita al combustibile da sotto.  Nel 1800 l'Arch. Breyman perfezionò le tecniche studiate e applicate da Franklin e Thomson, ma il paradosso è che nel momento in cui si giunse al non plus ultra in merito al meccanismo di funzionamento e sfruttamento delle potenzialità pratiche del caminetto, gli architetti dell'epoca e  i loro successori fecero regredire il focolare a mero elemento ornamentale degli ambienti disinteressandosi della loro effettiva utilità. Questo atteggiamento pare ancor più bizzarro se si pensa che anche Leonardo, secoli prima, si occupò della questione pragmatica dei camini e non dal punto di vista squisitamente stilistico (come magari ci si aspetterebbe da un artista del suo calibro), bensì da quello tecnico. Nel Codice Atlantico ci sono un paio di disegni che propongono uno studio originale sull'alimentazione della fiamma realizzata con presa d'aria esterna(!), a imbuto, per migliorare le prestazioni. Insomma Leonardo aveva trovato l'escamotage per risolvere la faccenda dei caminetti, ma molti secoli prima!! Quindi Franklin: inventore o copione?

   Infine arriviamo ai giorni nostri: dal punto di vista dell'eccellenza tecnica pare proprio che non ci siano problemi di sorta a parte qualche sfortunato a cui l'esperto ha montato una canna fumaria troppo corta o di materiale sbagliato o comunque disguidi di poco conto se non fosse per il protrarsi della presenza degli operai in casa nel trambusto di prima fare (male!) e poi rifare (si spera bene..); dal punto di vista estetico c'è da sbizzarrirsi. Per fare in modo che il camino si incastoni al meglio nell'ambiente in cui lo si desidera, fior fior di architetti e designer hanno lavorato alacremente per proporre all'utente  soluzioni per incontrare gusti diversi. Così sono nati camini con nomi anche bizzarri, ad esempio quello "telescopico", centrale o a parete, disegnato da Renzo Piano. Questi professionisti sono stati "prestati" ai caminetti per fare in modo che questi ultimi diventassero elementi distintivi degli spazi in cui sono inseriti, da qui boccascena che paiono enormi squarci in metallo, camini essenziali, camini rotanti, camini a tutta parete, camini bifacciali, camini monumentali… A proposito dei camini monumentali: questa non è in realtà un'invenzione attuale bensì un revival di ben più antiche abitudini. Infatti soprattutto durante il 1600 i signorotti europei con disponibilità economica e uno stemma nobiliare da mettere in bella mostra agli ospiti incaricavano artigiani esperti della realizzazione di cappe finemente lavorate con il loro monogramma che, insieme alle grandi dimensioni della stessa, rappresentava senza ombra di dubbio la magnificenza e il peso sociale della famiglia committente. Altre volte il virtuosismo dell'artista si poteva estrinsecare nella rappresentazione particolareggiata di avvenimenti storici o episodi mitologici e tali raffigurazioni conferivano alla cappa, che fungeva da sfondo, un tono solenne ed altisonante. Attualmente se si sfogliano riviste specializzate pare che sia fashion avere un caminetto inserito in un "quadro" o "schema" scegliendone il rivestimento finale (metallo stile hi tech, marmo più raffinato ma solido, pietra  minimalista e via discorrendo).

Tirando le fila del discorso una considerazione appare doverosa: il focolare domestico ha attraversato e continua ad attraversare indenne il tempo conservando a denti stretti la sua importanza (più o meno funzionale oppure più o meno stilistica, a seconda dei periodi) nonostante oggi non rivesta più in maniera esclusiva il ruolo di forma di riscaldamento e cottura dei cibi .  Infatti il fuoco è di per sé un'opera d'arte e se gli si garantisce una cornice degna del suo status e un meccanismo efficiente per il suo utilizzo pratico, sicuramente rappresenterà un valore aggiunto per lo svolgimento della vita quotidiana anche della "scimmia nuda" (Morris, n.d.r.) postmoderna.

 

*Desmond Morris, zoologo ed etologo Inglese. La sua opera più famosa è "La scimmia nuda" del 1967, ancora oggi best seller . Tratta l'evoluzione dell'essere umano a partire dalla preistoria; proprio l'uomo è etichettato come scimmia nuda in quanto è l'unico primate a non avere il corpo interamente coperto di peli.              

 

 

 

 

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Autore

Lara Zanicotti

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